di Gianni Bessi

Pubblicato su Il Resto del Carlino Ravenna il 17 marzo 2015

A POCHI giorni dall’inizio dell’Offshore mediterranean conference di Ravenna, uno dei più importanti appuntamenti del settore energetico a livello mondiale, si rischia che l’argomento più importante di cui discuteranno i molti ospiti, fra cui ministri e politici italiani e stranieri, e gli operatori del settore provenienti da ogni parte del mondo, sia l’emendamento votato dal Senato che vieta l’utilizzo dell’air gun, cioè di una tecnologia che, propagando onde acustiche mediante un compressore che fa esplodere una bolla d’aria sott’acqua, viene utilizzata per le attività di ricerca nel campo dell’oil & gas. Il tema è già diventato caldo’ a Ravenna. SE ANCHE la Camera approverà l’emendamento le imprese italiane del settore energetico, in particolare quelle che si occupano di ispezioni marine e, in generale tutte quelle che si occupano di offshore, subiranno un duro colpo. La misura, infatti, prevedendo la reclusione da uno a tre anni per chiunque, per le attività di ricerca e di ispezione dei fondali marini, finalizzati alla coltivazione di idrocarburi, utilizzi la tecnica dell’air gun, o altre tecniche esplosive’, di fatto azzererebbe qualsiasi attività di esplorazione in mare. E con essa qualsiasi possibile ricerca e sviluppo futuro di giacimenti offshore. Una ricaduta negativa che vedrebbe quello di Ravenna tra i territori più colpiti. Il settore offshore ravennate è uno degli elementi portanti dell’economia locale, con imprese di caratura internazionale quali, solo per fare qualche nome, Bambini, Cosmi, Micoperi, Rosetti Marino e Tozzi. E sempre Ravenna ospita il distretto Eni più grande d’Italia. Dopo che il Governo aveva compiuto una corretta interpretazione dell’European Energy Strategy, con le indicazioni contenute nel provvedimento Sblocca Italia’, questo emendamento riporta indietro l’orologio della possibile ripresa, condannando alla chiusura il settore italiano della produzione di gas naturale, olio combustibile e petrolio. E per quanto riguarda Ravenna, metterebbe in crisi molte aziende, intaccando ovviamente anche la forza lavoro.