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NUMERO 12 DEL 14 LUGLIO 2016


LA CLASSE MEDIA NON VA IN PARADISO
Una riflessione dopo le elezioni italiane e la Brexit

Negli ultimi tempi sono aumentati i segnali di un fenomeno che per sintetizzare chiamerei ‘nuova feudalizzazione’, cioè una spaccatura forte fra le classi del Paese, già iniziata prima dello scoppio della crisi economica, ma che ora si sta rivelando nei suoi effetti più problematici. È un elemento su cui credo sia il caso di riflettere, perché coinvolge la struttura stessa della società, così come è si era venuta a delineare dal dopoguerra, quando in Italia si era realizzato un modello di società dove esistevano meno ‘barriere’ tra i vari livelli, grazie anche all’enorme crescita economica. Una società meno rigida, dunque, a differenza del passato, dove ognuno aveva a disposizione strumenti e opportunità per elevare la propria condizione sociale. Si era concretizzato uno dei passaggi determinanti della modernità e di quel ‘sistema democratico’ che ne rappresenta la spina dorsale: il figlio di un bracciante o di un operaio non era destinato a ripercorrere le orme del padre ma poteva, grazie all’istruzione universale e appunto, all’eliminazione delle barriere sociali, entrare a fare parte della classe dirigente.
Questa fondamentale conquista sociale è ora messa in discussione. Si sta minimizzando una delle caratteristiche principali di una collettività libera e democratica, cioè la dinamicità dei ceti.
La classe media mondiale è sempre più ristretta e più povera, mentre si è di nuovo aperta la ‘forbice’ tra i molto ricchi e la restante parte della società. Come ha recentemente ricordato Romano Prodi, chiunque avesse una sicurezza anche modesta sulla propria vecchiaia e sul futuro dei figli e potesse affermare orgoglioso “io non ce l'ho fatta, ma mio figlio è laureato”, ora non lo dice più, anzi: “L'ascensore sociale si è bloccato a metà piano e dentro si soffoca.”
Qualche numero per capire meglio: in Italia la classe media dal 1970 ad oggi ha perso quote consistenti di reddito ( dal 61% al 43%) mentre la popolazione più agiata, nello stesso periodo, ha ampliato la propria quota di ricchezza ( dal 29% al 48%) rimanendo pressoché invariata la condizione sociale dei ceti più bassi (dal 10% al 9%). (Elaborazione dati della Banca Mondiale).
Lo stesso vale per la parità di genere. Dopo lo slancio degli anni settanta il gender gap è ancora molto evidente e crea grandi disparità sociali ed economiche. Vi è un’effettiva persistenza del famoso glass ceiling, il soffitto di vetro che impedisce alle donne di ricoprire ruoli apicali. La dequalificazione delle donne nel mondo del lavoro ora non costituisce più soltanto un problema etico, ma una necessità economica. Favorirne l'ascesa alle posizioni di vertice è urgente per assicurare una crescita sostenibile dell'economia.
In questo contesto, il problema forse più rilevante da risolvere per poter affrontare il tema di uno sviluppo più equilibrato riguarda la difficoltà della politica – di noi politici – a riprendersi un ruolo centrale nel governo dei processi economico-sociali.
I cittadini percepiscono questa debolezza e si allontanano dalla politica, finendo per esagerarne le colpe: ecco spiegate le ondate di anti-politica o e i giudizi di inutilità, che hanno avuto come conseguenza visibile la crescente astensione dalla partecipazione al voto. Ammesso e non concesso che la politica abbia compreso i propri errori e provi a riconquistare uno spazio nella e per la democrazia, in questi anni si è consumata la base sociale da cui la politica dovrebbe trarre la forza per una riscossa, anche perché la polarizzazione crescente della ricchezza e l’indebolimento delle classi medie, ha ormai privato di una base sociale di riferimento ogni seria politica di riforme.
In tutto l’occidente i populismi dominano la scena e anche i partiti tradizionali, gravati dalla colpa di aver assecondato il modello economico liberista, non trovano altra possibilità che seguire e cavalcare un facile populismo, che si basa su un messaggio di conservazione dell’esistente, perché senza una speranza di potere aspirare a cambiare il proprio ‘ceto sociale’ la naturale risposta è la difesa dello ‘status quo’.
La buona notizia è che cominciano ad avvertirsi segnali importanti di cambiamento. Parti crescenti di opinione pubblica si stanno risvegliando dalla lunga ipnosi che le aveva portate ad aderire acriticamente al ‘pensiero economico unico’ fino al punto di schierarsi contro i propri interessi. Può essere letta in questo modo la presa sui giovani americani della figura e del pensiero del senatore Bernie Sanders. Pensiamo anche al grande interesse suscitato dal referendum in Svizzera e dall’ipotesi di rivoluzionare completamente il sistema di welfare con il RDB (Reddito di base incondizionato).
Da queste ‘avvisaglie di cambiamento’ a riuscire a ricostruire una base di consenso, che passi obbligatoriamente dalla riconquista delle classi medie e dalla reale parità tra i generi, c’è ancora tanta strada da fare. Perché non si tratta semplicemente di riguadagnare i voti di chi si è allontanato, ma soprattutto di ridare ai cittadini la speranza che è possibile costruire un futuro migliore qualunque sia la condizione sociale in cui si è nati, che si sia uomini o donne.
L'OBBLIGO VACCINALE DIVENTA VINCOLO PER L'ACCESSO AI NIDI

l drammatico calo delle vaccinazioni rischia di avere gravi conseguenze in termini di salute pubblica. È importante vaccinare per proteggere tutti i bimbi e a maggior ragione i più deboli: per loro l’unica possibilità di frequentare la collettività è che tutti gli altri siano vaccinati, per evitare che le malattie circolino e possano raggiungerli.
Sono sicuro che questa sia una battaglia di civiltà e che altre Regioni seguiranno il nostro esempio.
LA RIFORMA PORTUALE


Il 7 luglio è stata varata, con l'approvazione del decreto attuativo, la riforma dei porti e delle Autorità portuali.
Il porto di Ravenna ha mantenuto la sua autonomia, rimanendo tra i 15 scali dotati di una propria Autorità organizzativa e gestionale
Le Autorità saranno centri amministrativi unici e avranno funzioni di collegamento con tutte le agenzie pubbliche aventi competenza sulle attività dell'ambito. Parallelamente, si introducono elementi di semplificazione per gli adempimenti amministrativi connessi allo svolgimento delle attività attraverso, ad esempio, lo Sportello unico doganale e dei controlli, deputato a tutte le questioni burocratiche relative alle merci.
Grazie anche all’ottimo lavoro dell’on. Alberto Pagani, dopo più di 20 anni, viene aggiornata la strategia italiana sulla portualità, un provvedimento molto importante per il nostro territorio per cui gli scali sono un elemento economico importante.
Ringrazio tutti coloro che mi hanno espresso apprezzamento per questa newsletter. Credo che sia importante mantenere un contatto diretto attraverso questo resoconto su lavori e scelte della Regione che hanno un impatto sulla nostra vita di cittadini. Per questo vi invito a scrivermi ancora le vostre osservazioni, proposte e anche le critiche!

Cari saluti

Gianni
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