Pubblicato su StartMagazine.it il 6 ottobre 2019

L’intervista di Start Magazine a Gianni Bessi, autore del libro “Gas naturale. L’energia di domani”, su Eni, Gela, Ravenna e stop trivelle

di Giusy Caretto

In ballo ci sono investimenti per oltre 2 miliardi di euro, oltre l’indotto che genererebbero. Una buona opportunità per l’economia italiana, che oggi soffre, ma che il governo Conte non vuole cogliere. Lo stop alle trivelle mette a rischio, infatti, gli investimenti (già sul piatto) di Eni per Ravenna e Gela. E proprio a Ravenna il numero dei dipendenti si è già ridotto. Andiamo per gradi.

ITALIA, PAESE PIU’ A RISCHIO PER ENI

Eni lavora in Libia, in Nigeria e altri Paesi in cui le questioni politiche, le guerriglie e le rappresaglie potrebbero bloccare la produzione da un momento all’altro. Qualche volta è avvenuto, eppure, attualmente “i rischi più elevati di vedere sfumare investimenti e attività si concentrano in l’Italia, dove Eni estrae il 7% del totale dell’oil&gas della sua produzione giornaliera”, dice a Start Magazine Gianni Bessi, autore del libro “Gas naturale – l’energia di domani” (Innovative Publishing) e consigliere regionale Pd eletto a Ravenna.

“Questo 7 % è comunque una quantità importante per i conti di Eni – aggiunge Bessi – Guardando il bilancio del Cane a sei zampe la produzione di idrocarburi nostrani viene dopo quella di Libia e Egitto pari al 16% e quelle di Angola e Kazakistan, pari all’8%”.

RAVENNA, TUTTO BLOCCATO

Per comprendere quanto stiamo dicendo basta guardare a Ravenna. Qui Eni ha messo sul piatto fino a 2 miliardi di investimento, ma per ora ha speso solo 900milioni. Il resto, la parte che dovrebbe portare allo sviluppo offshore e all’aumento della produzione di gas da 60mila boe (barili equivalenti) a 120mila boe è ancora custodita nelle casse di Eni. E forse lì rimarrà. Perché la moratoria del Governo Conte 1, come già abbiamo raccontato, ha bloccato tutto. Ed ora il Governo Conte 2 è pronto a rendere quella moratoria la norma.
QUANTO COSTA A RAVENNA LO STOP ALLE TRIVELLE

Una scelta come quella fatta dal Governo Conte costa cara a Ravenna: “Da ravennate e da italiano mi preoccupa”, osserva Bessi. “Gli occupati a Ravenna sono già scesi da 2100 a 1700. E pensare che l’Adriatico potrebbe essere il nostro Zohr, il megagiacimento egiziano scoperto in Egitto proprio da Eni”.

COSA ACCADE A GELA

Anche a Gela la faccenda è seria. “A Gela il rischio è lo stesso di Ravenna, anche se in questo caso il problema è la mancata concessione della proroga all’estrazione, che avrebbe risultati simili”, ha detto Bessi.

In bilico, a Gela, c’è il progetto Argo-Cassiopea: EniMed (Eni Mediterranea Idrocarburi) in jv con Edison ha messo sul piatto 1,8 miliardi di investimenti per sfruttare il gas nel canale di Sicilia, attraversi 4 pozzi sottomarini. Il potenziale è enorme: si stima che si possano produrre oltre 4 milioni di metri cubi di gas al giorno (il 27% della produzione totale di gas in Italia, per capirci), ma il governo non ha concesso la proroga del decreto Via.

UN CANE CHE SI MORDE LA CODA?

Scelte, quelle del Governo in tema di trivelle, che Bessi non si spiega: “Il ministro dell’Economia – ricordo che proprio il Mef è azionista di Eni – dichiara che per la finanziaria servono 14 miliardi di euro, il cui reperimento ovviamente peserà sulle tasche degli italiani. Non mi pare ragionevole ipotizzare una finanziaria che metta sotto stress l’economia italiana e nello stesso tempo aumenti le difficoltà dell’economia stessa, penalizzando uno dei settori di punta per tecnologia e prestigio internazionale”.

UN TAVOLO PER DISCUTERE DELLA QUESTIONE?

Quale, dunque, la soluzione? Al momento è difficile prevedere le mosse del Governo e con molta probabilità lo stop alle trivelle resterà tale (il M5S non può tradire nuovamente gli elettori dopo il via libera a Tap), ma non è detto che non si possa trovare, visto tutto quello che è in ballo, un compromesso ragionevole. “La mia proposta, partendo dalle situazioni di Ravenna e Gela, è di chiedere, anzi di pretendere dal premier Conte l’apertura di un tavolo al quale si siedano il Governo, i sindacati e i rappresentanti delle imprese per trovare una soluzione ragionevole e concordare sugli strumenti adeguati a raggiungerla, in modo che non vengano penalizzati aziende e lavoratori. Serve una decisione immediata perché questo stallo inciderà per lungo tempo sul benessere di centinaia di famiglie italiane”, conclude Bessi.