Enti locali e sindacati d’accordo sulla ripresa dell’oil&gas in Adriatico


Enti locali e sindacati d’accordo sulla ripresa dell’oilegas in Adriatico Gli assessori alle Attività produttive Ma, irno Cameliani e ai Lavori pubblici Enrico Liverani hanno incontrato in municipio rappresentanti dei sindacati Filctem, Femca e Uiltec, del settore energetico e chimico. I sindacati hanno tracciato il quadro dell’attuale situazione di crisi che stanno vivendo le aziende ravennati del comparto energetico e i loro dipendenti. Questo settore, che Filctem, Femca e Uiltec hanno ribadito essere strategico per l’ambito territoriale ravennate, coinvolge complessivamente più di cinquemila addetti diretti e il suo andamento ha ripercussioni anche su tutto l’ambito industriale, chimico e non solo, della città. In particolare è stata analizzata la risoluzione approvata proprio ieri dall’assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna sulle politiche energetiche. Lo stesso Bonaccini, è stato ricordato, ha ribadito quanto già contenuto nella risoluzione, cioè che la Regione non aderirà al referendum abrogativo di alcune norme inserite nel decreto Sblocca Italia che consentono e facilitano le attività estrattive, ma chiederà al governo di modificare l’articolo 38 del decreto, al fine di meglio definire la questione dell’estrazione degli idrocarburi, con il coinvolgimento delle comunità territoriali interessate. Cameliani e Liverani hanno condiviso le preoccupazioni dei sindacati, impegnandosi “ad attivare tutti i canali istituzionali utili alla creazione di un dibattito costruttivo sul tema, finalizzato a salvaguardare i livelli occupazionali e quello che per Ravenna deve costituire un patrimonio di conoscenze tecniche e un potenziale di sviluppo economico irrinunciabile, che sia ambientalmente compatibile”. A tal proposito hanno comunicato loro di avere chiesto e concordato con l’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi un incontro a Ravenna per il mese di ottobre, al quale saranno invitate tutte le aziende del settore, “nel corso del quale fare il punto della situazione e concordare una strategia finalizzata non solo alla loro permanenza, ma anche e soprattutto a una ripresa degli investimenti a Ravenna”. L’Adriatico ospita 62 Concessioni di coltivazione idrocarburi, che utilizzano 114 piattaforme offshore per un totale di 630 pozzi. Nel tratto di mare italiano, l’industria di estrazione di idrocarburi impiega oltre 10.000 addetti, direttamente o nell’indotto. Sia gli amministratori che i rappresentanti sindacali hanno ritenuto che la decisione della Regione sia “un atto coraggioso. E’ un’assunzione di responsabilità nei confronti di un tema di grande rilevanza, che coinvolge sia l’ambito regionale che nazionale. Riteniamo che l’approccio scelto sia il migliore, in quanto si prevedono sia il coinvolgimento delle comunità territoriali che quello del mondo scientifico, che potrà fornire un contributo obiettivo e imparziale, fondamentale per arrivare a soluzioni condivise. Siamo assolutamente convinti che il dibattito vada ulteriormente allargato, coinvolgendo Eni e tutte le imprese interessate, in un tavolo coordinato dal governo, che porti alla migliore sintesi tra i diversi interessi e sensibilità in campo”. “Un dato fa riflettere — sottolinea il consigliere regionale Bessi. Nel 2014 la produzione di idrocarburi in Adriatico è stata di 4,3 mtep, quando a fine anni ’90 era oltre i 12 miliardi. E un calo progressivo che se proseguirà senza ulteriori investimenti porterà a un azzeramento della produzione e, di conseguenza, dell’occupazione. Invece, la produzione e l’occupazione del settore — così come anche il contributo alla Bolletta Energetica Nazionale e alla Fiscalità – aumenterebbero se, in ossequio alla Strategia Energetica Nazionale, verranno realizzati gli investimenti proposti dalle compagnie petrolifere: si tratta di 20 progetti per oltre 4,8 miliardi di investimenti in Adriatico”.