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Il gas naturale svolge e svolgerà un ruolo molto importante nel futuro del settore energetico. È una frase che ho sentito ripetere spesso recentemente.
Non solo è vera, ma detta così sembra anche ovvia, pleonastica. Invece non è così scontata in uno scenario dove si moltiplicano le ipotesi portate avanti da movimenti politici e culturali che, utilizzando parole d’ordine come autoproduzione, elettricità a costo zero e così via, prospettano un mondo dove produrre energia possa essere già oggi un’attività ‘fai da te’ come montare un mobile Ikea, .
Magari il mondo fosse così semplice. Invece serve duro lavoro, servono fonti efficienti e soprattutto in enormi quantità.
Di questo ho parlato all'Università di Bologna, quando mi è stata data l’occasione, in questi mesi, di condurre un paio lezioni per gli studenti di ingegneria.
Un tecnico avrebbe spiegato che calcoli fare o che materiali usare per progettare un gasdotto. Invece io ho cercato di spiegare loro la rilevanza di questo settore, partendo dall’importanza geopolitica dell’energia, insieme a quelli che sono i protagonisti di questo grande mondo: quelli storici come Enrico Mattei o lo sceicco Ahmed Zaki Yaman (che proferì la profezia: “L'età della pietra non finì perchè finirono le pietre, l'età del petrolio non finirà”), fino ad arrivare a quelli attuali: Descalzi, Alexei Miller e anche quelli meno noti ma molto influenti come Matthias Warnig.
Ecco, all'università ho parlato di questi argomenti, che ho anche raccolto in una serie di interventi presentati grazie a Formiche.net.
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Ho cercato di spiegare perché i gasdotti, che sono le moderne ‘ferrovie’ o ‘autostrade dell'energia' sono importanti al punto che le nazioni, dalla Cina al Giappone, dalla Germania alla Turchia, dalla Francia all'Italia, dalla Russia ai Balcani e ai paesi Baltici, si scontrano su dove farli passare.
Ho quindi cercato di evidenziare le ragioni del perché la nostra vita di ogni giorno non può fare a meno dell’energia. E anche di quante persone, di quante famiglie vivono grazie a un settore che è facile demonizzare, basta un po’ di demagogia, ma che è indispensabile.
La mia scelta è di andare sempre dove mi chiamano: che siano aule universitarie o convegni, di andare al nord e al sud d'Italia. Perché l’importante è metterci la faccia e, soprattutto, parlare alle ragazze e ai ragazzi che dimostrano passione nello studio e nel lavoro. All’inizio sono sempre un po’ nervoso ma so che anche un ‘non tecnico’ come il sottoscritto può condividere qualcosa con questi ragazzi. È sempre una grande esperienza: c'è voglia di lavorare insieme per lavorare tutti. Il mio progetto, il nostro progetto sta andando avanti. Stay tuned.
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