Il Consigliere regionale Gianni Bessi (PD) è stato nominato relatore al pdl in data 24 marzo 2021

Di seguito l’iter dell’Oggetto num. 2971 della XI Legislatura

Progetto di legge d’iniziativa Giunta recante: “Disposizioni collegate alla legge europea 2021 – Abrogazioni e modifiche di leggi e disposizioni regionali”. (Delibera di Giunta n. 353 del 15 03 21)

 

 

La relazione del Consigliere Bessi in aula il 12 maggio 2021

  • REFIT: Disposizioni collegate alla legge europea 2021 – Abrogazioni e modifiche di leggi e disposizioni regionali”.

 

Con il progetto di legge “Refit” è disposta l’abrogazione e la modifica di numerose disposizioni normative regionali.

A livello europeo, a partire dal Libro bianco dedicato alla governance europea del 2001, da oltre dieci anni è stato avviato un percorso di miglioramento della qualità delle normative comunitarie e dei loro risultati attraverso l’adozione di una serie di comunicazioni.

In particolare, la comunicazione COM (2014) 192 “Programma di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione (REFIT): situazione attuale e prospettive” ha previsto che la normativa europea e quella degli Stati membri siano soggette ad un’attività di manutenzione e revisione periodica.

La Regione Emilia-Romagna, dal 2013 ha adottato sei leggi annuali di semplificazione normativa, con cui sono stati complessivamente abrogati 302 leggi regionali, 10 regolamenti regionali, 146 disposizioni normative:

Tali leggi annuali di semplificazione normativa rappresentano lo strumento di attuazione regionale del sistema di revisione normativa, analogo a quello che a livello dell’Unione europea viene attuato ogni anno con il citato “Programma Refit”, di cui alla citata comunicazione COM (2014) 192.

Un apposito Gruppo tecnico interdirezionale della Regione, costituito sin dal 2013, si è dedicato alle attività finalizzate alla semplificazione dello stock normativo regionale, attraverso una periodica ricognizione e valutazione dell’intero patrimonio normativo regionale, al fine di individuare, per ogni materia, le leggi superate o implicitamente abrogate e, tra quelle vigenti, quelle da mantenere e quelle da abrogare;

Ai fini della predisposizione del progetto cd Refit 2021, detta attività si è concentrata prevalentemente sulla normativa regionale approvata nel periodo 1970-1990 ed ha determinato l’individuazione di 31 leggi regionali e di 4 singole disposizioni legislative abrogabili, nonché la modifica di leggi regionali in risposta a specifiche esigenze di adeguamento normativo di leggi regionali, volte ad introdurre precisazioni o richieste di chiarimento formulate dal governo in sede di controllo delle leggi o a correggere errori materiali o ad adeguare le previsioni normative a mutati assetti organizzativi disposti da altre normative

 

 

Illustrazione degli articoli

Il progetto di legge si compone di 23 articoli, suddivisi in 2 Capi:

Il Capo I (artt. 1 e 2) reca Disposizioni generali. Abrogazioni di leggi regionali

Il Capo II (artt. 3 – 23) reca  Disposizioni di adeguamento normativo

L’Allegato A reca l’elenco delle leggi regionali abrogate e delle disposizioni legislative regionali abrogate

Capo I Disposizioni generali. Abrogazioni di leggi regionali

Articolo 1 – Finalità

Articolo 2 – Abrogazioni

Capo II Disposizioni di adeguamento normativo

Articolo 3 – Modifiche alla legge regionale n. 39 del 1980

Articolo 4 – Modifiche alla legge regionale n. 26 del 1990

Articolo 5 – Modifiche all’art. 162 della legge regionale n. 3 del 1999

Articolo 6 – Modifiche all’art. 167 della legge regionale n. 3 del 1999

Articolo 7 – Modifiche all’art. 14 della legge regionale n. 30 del 2003

Articolo 8 – Modifiche all’articolo 8 della legge regionale n. 2 del 2004

Articolo 9 – Modifiche all’articolo 10 della legge regionale n. 2 del 2004

Articolo 10 – Modifiche all’articolo 16 della legge regionale n. 23 del 2004

Articolo 11 – Modifiche all’articolo 16 bis della legge regionale n. 23 del 2004

Articolo 12 – Modifiche all’articolo 17 della legge regionale n. 23 del 2004

Articolo 13 – Modifiche all’articolo 17 bis della legge regionale n. 23 del 2004

Articolo 14 – Modifiche all’articolo 22 bis della legge regionale n. 23 del 2004

Articolo 15 – Modifiche all’articolo 4 della legge regionale n. 15 del 2013

Articolo 16 – Modifiche all’articolo 4 bis della legge regionale n. 15 del 2013

Articolo 17 – Modifiche all’articolo 7 della legge regionale n. 15 del 2013

Articolo 18 – Modifiche all’articolo 10 bis della legge regionale n. 15 del 2013

Articolo 19 – Modifiche all’articolo 13 della legge regionale n. 15 del 2013

Articolo 20 – Modifiche all’articolo 14 della legge regionale n. 15 del 2013

Articolo 21 – Modifiche all’articolo 18 della legge regionale n. 15 del 2013

Articolo 22 – Modifiche all’articolo 34 della legge regionale n. 24 del 2017

Articolo 23 – Radiazione d’ufficio per soggetti particolari

Allegato parte integrante – 2

 

L’articolo 1 esplicita l’obiettivo di semplificazione del sistema normativo regionale in attuazione del principio di miglioramento della qualità della legislazione contenuto nella legge n. 18 del 2011 e del principio di revisione periodica della normativa previsto a livello europeo dal Programma REFIT.

Lo strumento a tal fine utilizzato è l’abrogazione espressa di leggi e singole disposizioni normative regionali già implicitamente abrogate o comunque non più operanti o applicate.

L’articolo 2 contiene la norma abrogatrice (Il comma 1 stabilisce che “Sono o rimangono abrogate le leggi e le disposizioni legislative regionali di cui all’allegato A”), individua le ipotesi espressamente salvaguardate (comma 2), e precisa gli effetti prodotti dall’abrogazione di disposizioni modificative o abrogative di disposizioni regionali (comma 3).

La formula utilizzata nel comma 1 produce dunque l’effetto di “trasformare” le disposizioni tacitamente o implicitamente abrogate in disposizioni espressamente abrogate.

Trattandosi, in questo caso, di un’operazione di pulizia formale, resta chiaramente ferma la decorrenza ex tunc dell’abrogazione, la quale era implicitamente, o tacitamente, già avvenuta.

Il comma 2 stabilisce che “Le leggi e le singole disposizioni di cui al comma 1 continuano ad applicarsi ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, compresi quelli di carattere sanzionatorio e quelli di esecuzione degli impegni di spesa”. Questa previsione ribadisce che, in applicazione del principio del tempus regit actum, i rapporti, e dunque i procedimenti, nati prima dell’abrogazione e non ancora esauriti continuano ad essere regolati dalle disposizioni abrogate. Questo perché la disposizione abrogata cessa di avere efficacia per il futuro ma continua a disciplinare i fatti verificatisi prima dell’abrogazione. Tra i procedimenti che vengono espressamente salvaguardati vi sono quelli di carattere sanzionatorio, cioè finalizzati all’applicazione di una sanzione, e quelli di esecuzione degli impegni di spesa.

Articolo 3

 Le modifiche alla legge regionale n. 39 del 1980 sono di puro adeguamento normativo conseguente all’abrogazione, disposta dal presente progetto, della l.r. n. 12 del 1977, superata in quanto appunto sostituita, con riguardo alla procedure richiamate (affidamento e esecuzione opere urgenti edilizia scolastica) , dalla legge regionale n. 29 del 1985. PER

Articolo 4

L’articolo 3 della LR 26 del 1990, di cui si propone la sostituzione, prevede ancora  la nomina da parte del Consiglio regionale dei rappresentanti della Regione negli organi della Fondazione. Si tratta ora di apportare un mero adeguamento tecnico, stante che ai sensi della legge regionale n. 24 del 1994 (legge sulle nomine) e dello Statuto regionale vigente, la nomina di detti rappresentanti era stata già attribuita alla competenza della Giunta  da parte della Giunta regionale.

L’articolo 4 viene abrogato dall’emendamento presentato a firma congiunta Bessi-Catellani essendo stata condivisa in Commissione la necessità di un più approfondito esame delle questioni relative alla materia delle nomine, in relazione al vigente Statuto regionale (LR 31 marzo 2005, n. 13).

Articoli 5 e 6 PROGRAMMAZIONE QUINQUENNALE INTERVENTI RETE VIARIA

Le modifiche proposte, che riguardano gli articoli 162 e 167 della legge regionale 3/1999, sono conseguenti all’abrogazione dell’art.164 bis, disposta dall’articolo 2 del presente progetto.

In particolare, l’opportunità di abrogare l’art. 164 bis nasce dall’esigenza di attualizzarlo con lo Statuto regionale vigente che non prevede più, a differenza di quello vigente al momento dell’entrata in vigore della LR 3/99 come modificata dalla LR 12/01, la competenza dell’Assemblea legislativa di approvare gli atti settoriali di attuazione degli atti generali regionali di programmazione e di pianificazione economica e territoriale.

La programmazione quinquennale degli interventi sulla rete delle strade di interesse regionale traeva fondamento inoltre dalla previsione di utilizzazione di fondi di provenienza statale che permettevano di procedere ad una individuazione di ampio respiro degli interventi che, in assenza di questi trasferimenti, non è più realizzabile.

L’articolo 5 modifica l’art 162 della legge regionale n. 3 del 1999 per adeguarne il contenuto all’abrogazione del richiamato art. 164 bis. PROGRAMMAZIONE QUINQUENNALE DEGLI INTERVENTI SULLE STRADE

Verte su legge 3/1999 nell’articolo dedicato al fondo nazionale per le strade, che è stato abrogato. Il programma quinquennale di intervento sulla rete viaria è  lo strumento di programmazione con il quale la Regione definisce gli interventi e le opere da realizzare, sulla base del Piano dei trasporti

L’articolo 6, in considerazione dell’abrogazione dell’art.164 bis, apporta all’art. 167 della legge regionale n. 3 del 1999 le modifiche necessarie per raccogliere in un unico articolo le diverse tipologie di interventi insistenti sulla rete viaria di interesse regionale, che la Regione finanzia.

Si rende necessario pertanto riportare in un unico articolo le tipologie di interventi per consentirne il cofinanziamento regionale, sulla base delle disponibilità accertate nel bilancio.

La modifica al comma 5 include altri soggetti (Comuni e altri gestori di infrastrutture) che già, ai sensi dell’art. 15 della L. 241/1990, stipulano convenzioni con la Regione. Ciò al fine di consolidare anche per il cofinanziamento delle attività previste alle lettere d), e), f) del comma 2 della stessa norma, una prassi già in essere. La modifica nasce quindi dall’esigenza di dare organicità alla disciplina del settore includendovi tali convenzioni come esplicitamente previsto per altri soggetti (Città metropolitana di Bologna e Province)

Articolo 7 [bollo -esenzione per disabilità arti superiori- nuova formazione per rendere più chiara norma. Miglioramento del testo x evitare dubbi interpretativi]

 L’articolo 7 introduce due commi all’articolo 14 della legge regionale n. 30 del 2003, con il fine di agevolare l’autosufficienza, l’integrazione e l’autonomia nella mobilità delle persone disabili, in coerenza con la ratio e l’interpretazione estensiva rese nel parere n. 1567/2016 del Ministero dei Trasporti

In materia di disabilità il complesso normativo di tutela prevede che in presenza di determinati requisiti soggettivi della persona diversamente abile e di precise caratteristiche oggettive dei veicoli, l’ordinamento assicuri agevolazioni in materia fiscale.

La L. 449/1997prevede che, nel caso in cui non sia riconosciuta la gravità, quindi per i disabili con ridotte o impedite capacità motorie permanenti, il diritto alle agevolazioni è condizionato all’adattamento del veicolo in funzione della minorazione di tipo motorio di cui egli (anche se trasportato) è affetto.

Le citate circolari non fanno alcun riferimento alle disabilità agli arti superiori.

Il Parere n. 1567 del 11 marzo 2016, reso dal Ministero dei Trasporti in materia di rilascio di “contrassegno invalidi”, normato dall’art. 381 del D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495 e ss.mm. (Regolamento di esecuzione ed attuazione del Codice della Strata), evidenziando che l’art. 381 citato non fa esplicito riferimento agli arti inferiori, né al tipo di patologia, ritiene che lo stesso non debba essere interpretato in senso restrittivo, e che il rilascio del contrassegno non sia strettamente legato alla presenza di una patologia degli arti inferiori. In sostanza, il MIT propende quindi per una interpretazione più estensiva della norma: il contrassegno può essere rilasciato anche a persone affette da invalidità agli arti superiori, laddove venga dimostrato che tale menomazione – certificata da un ufficio medico-legale ASL – renda difficoltosa la loro autonomia nella mobilità.

Articoli 8 e 9 criteri riparto FONDO NAZIONALE PER LA MONTAGNA. Eliminato il vincolo che il 20% debba essere destinato al riassetto idrogeologico

Gli articoli 8 e 9 introducono alcune limitate modifiche riguardo ai criteri di riparto delle risorse derivanti dal Fondo nazionale per la montagna. In particolare, la nuova norma prevede la possibilità della diretta attribuzione di tali risorse, fino al loro totale ammontare, alle spese per la manutenzione stradale, in base al criterio dello sviluppo chilometrico della rete stradale comunale. Per le somme non destinate a tale finalità, si applica il criterio per cui, ai sensi dell’art. 3-bis, comma 1, lettera b), che confluiscono nel Fondo regionale per la montagna, il riparto è attuato mediante il Programma regionale per la montagna.

L’eventuale parte restante delle risorse statali va quindi a confluire completamente nel fondo regionale.

Si prevede poi la possibilità (e non il vincolo come nel regime ora vigente) che un massimo del 20% del Fondo nazionale sia invece destinato al riassetto idrogeologico.

Resta la previsione, già presente, che tutte queste percentuali possano essere riviste in sede di Manovra di Bilancio.

Gli Articoli 10, 11, 12, 13 e 14 modificano disposizioni della legge regionale n. 23 del 2004 (relativa alla “VIGILANZA E CONTROLLO DELL’ATTIVITA’ EDILIZIA”) nella formulazione risultante dalle modifiche apportate con la legge regionale n. 14/2020  sulla promozione della rigenerazione urbana dei centri storici e il bonus 110%.

Articoli 10 e 11 si riconduce la sanzione pecuniaria ivi stabilita per opere eseguite in lieve difformità dalla SCIA (articolo 10) e dalla CILA (art. 11) al minimo edittale (di 516 euro) previsto dal testo statale (si veda art. 37 del DPR 380/2001), mentre nella previsione regionale il riferimento era prima a 333.00 euro.

Con le modifiche contenute negli articoli 10 e 11 , relative, rispettivamente, all’art. 16, comma 1 bis, e all’art. 16-bis, comma 4-bis della LR n. 23 del 2004 si riconduce la sanzione pecuniaria ivi stabilita per opere eseguite in lieve difformità dalla SCIA (articolo 10) e dalla CILA (art. 11) al minimo edittale (di 516 euro) previsto dal testo statale (si veda art. 37 del DPR 380/2001), mentre nella previsione regionale il riferimento era prima a 333.00 euro.

Le restanti modifiche all’art. 16 bis della LR n. 23 del 2004 riguardano alla correzione di un errore materiale (dovuto ad un mancato coordinamento di disposizioni novellate) e all’opportuno richiamo al generale potere di vigilanza e controllo sull’attività edilizia di cui all’art. 7, comma 11- bis, della L.R. n. 15 del 2013.

Articoli 12 e 13 (modificano gli articoli 17 e 17bis della legge 23/2004) e specificano

che i titoli in sanatoria (SCIA e PdC) possono consentire la realizzazione di lavori finalizzati ad ottenere l’agibilità delle unità immobiliari, rimanendo esclusa la realizzazione di lavori che costituiscano il presupposto per la sanatoria.

Abbiamo cioè chiarito che il Comune può chiedere l’effettuazione di interventi volti a rendere l’immobile, oggetto dell’intervento in sanatoria, “agibile” (dal punto di vista della sicurezza sismica, dell’eliminazione delle barriere architettoniche, della normativa sui Vigili del Fuoco, per l’efficienza energetica)

il permesso di costruire e la SCIA in sanatoria possono cioè richiedere la preventiva attuazione, entro il congruo termine assegnato dallo Sportello unico, degli interventi edilizi che, senza riguardare i parametri urbanistici ed edilizi cui è subordinata la sanatoria delle opere, siano necessari per assicurare l’osservanza della normativa tecnica di settore relativa ai requisiti di sicurezza, igiene, salubrità, efficienza energetica degli edifici e degli impianti negli stessi installati, eliminazione barrire architettoniche.

Articolo 14 modifica art. 22bis della lr 23/2004

relativo alla disciplina dell’accordo per l’esecuzione degli interventi di demolizione e ripristino:

sottolineature che non cambiano la sostanza delle norme che andiamo a modificare, ma rispondono in senso collaborativo ai rilievi del Ministero Beni Culturali:

– chiariscono meglio l’ambito di applicazione dell’accordo volto a concordare le modalità della demolizione e del ripristino dello stato dei luoghi, qualora gli immobili abusivi siano attualmente utilizzati come abitazioni o per l’esercizio di attività d’impresa,

è stato eliminato – per richiesta del Ministero nell’ambito dell’interlocuzione per evitare l’impugnazione – nel riferimento alla presentazione da parte dell’interessato a pena di decadenza, dei titoli abilitativi necessari e alla realizzazione degli interventi con le modalità e i tempi concordati, il limite dei 5 anni (“comunque non superiori a cinque anni,”)  stabiliti dal Comune in considerazione unicamente della complessità e rilevanza degli stessi,

– (ovviamente) l’accordo non incide sugli effetti penali dell’abuso;

– viene stabilito che i termini di validità dell’accordo sono fissati dal Comune in ragione della rilevanza e della complessità dell’intervento da realizzare, eliminando come detto il riferimento al limite dei 5 anni (vedi lettera b);

si richiama la funzione generale di vigilanza e controllo dell’attività edilizia, persottolineare che la stessa può essere svolta anche in caso di proposta di accordo (lettera d).

Articoli 15, 16, 17, 18, 19, 20 e 21

Tali articoli del progetto di legge modificano norme della legge regionale 15 del 2013 (recante “semplificazione della disciplina edilizia) nella formulazione risultante dalle modifiche apportate con la legge regionale n. 14/2020 sulla promozione della rigenerazione urbana dei centri storici e il bonus 110%.

 Articolo 15 riguarda istituto della conferenza di servizi semplificata, quando sia volta ad ottenere un solo atto di assenso di una amministrazione diversa dal Comune

Le modifiche recate dall’articolo 15 all’art. 4, comma 5, della LR n. 15 del 2013 riguardano l’ipotesi in cui sia convocata una conferenza di servizi semplificata per acquisire un solo atto di assenso di una amministrazione diversa dal Comune, e introduce le seguenti specificazioni:

– che l’autorizzazione l’Amministrazione preposta alla tutela dei beni culturale, ha 120 giorni per esprimere le proprie determinazioni e che l’inutile decorso di detto termine comporta l’effetto stabilito dall’art. 22, comma 4, del Codice dei beni e le attività culturali (il cosiddetto silenzio inadempimento) e non più il meccanismo del silenzio assenso

che in tutti i casi in cui una amministrazione preposta alla tutela di interessi sensibili esprima una determinazione negativa non possono trovare applicazione le forme di superamento del dissenso previste dalla disciplina sulla conferenza di servizi.

Dette precisazioni sono richiamate in tutte le disposizioni della L.R. n. 15 del 2013 nelle quali si faccia obbligo allo Sportello unico di ricorrere alla conferenza di servizi semplificata, ed in particolare nell’art. 4-bis, comma 4, nell’art. 7, comma 9, nell’art. 14, comma 6-bis, e nell’art.18, comma 8.

Articolo 17

 Le modifiche contenute nell’articolo 17  all’articolo 7 della LR n. 15 del 2013 riguardano i controlli da eseguire in caso di interventi soggetti a CILA, precisandosi che i termini per il loro svolgimento non sono perentori (lettere a. e b.). Conseguentemente, si evidenzia che non può trovare applicazione l’art. 2, comma 8- bis, della legge n. 241 (il quale qualifica come inefficaci i provvedimenti assunti dopo la scadenza dei termini perentori: lettera e) e che l’interessato può ottenere dallo sportello unico l’attestazione del decorso del termine ordinario per lo svolgimento dei controlli (lettera d).

Su sollecitazione governativa, abbiamo dovuto addirittura eliminare dal comma 8 la previsione della possibile sospensione del termine, una sola volta, per chiedere chiarimenti e acquisire integrazioni alla documentazione presentata.

Viene infine richiamato, anche con riguardo alle CILA, che lo sportello unico esercita una funzione di vigilanza sulle opere realizzate e che, nel caso in cui si accerti la realizzazione di opere abusive, può ordinare la rimozione delle opere abusive e il ripristino dello stato dei luoghi, secondo quanto previsto dalla normativa vigente (lettera e).

Nella lettura delle modifiche data dal Ministero la contestazione troverebbe fondamento nel fatto che la CILA non sia un titolo edilizio al pari di permesso di costruire e SCIA, pertanto la Regione non sarebbe legittimata a prevedere (come avevamo fatto con le modifiche di dicembre 2020) termini perentori.

Se si vogliono perseguire le semplificazioni, occorre che una disciplina della CILA che vada in tale direzione sia introdotta a livello statale

La modifica introdotta dall’articolo 18 all’art. 10 bis, comma 5, della LR n. 15 del 2013 attiene alle modalità con cui si accerta lo stato legittimo degli immobili da demolire e ricostruire stabilita dall’art. 11, comma 6, della legge regionale n. 24 del 2017, secondo cui la verifica è circoscritta ai parametri urbanistici ed edilizi cui si deve attenere l’edificio da ricostruire. Con la modifica in esame viene chiarito che tale disposizione di semplificazione non può trovare applicazione in caso di difformità eseguite su immobili sottoposti alle tutele del Codice dei beni culturali e del paesaggio, e in caso di immobili costruiti senza titolo o in totale difformità o in variazione essenziale dal titolo.

La modifica all’art. 13, comma 1, lettera e bis) della LR n. 15 del 2013 attiene alla correzione di un errore materiale (dovuto ad un mancato coordinamento di disposizioni novellate).

 Articolo 22

 L’articolo 22 corregge un mero errore materiale dell’art. 34 della legge regionale n. 24 del 2017.

Articolo 23

 L’articolo 23 è finalizzato al miglioramento della qualità delle banche dati, come previsto dal comma 1 dell’articolo 51 del D.L. 124/2019, convertito con modificazioni nella L. 157/2019, e al conseguente aggiornamento dell’archivio regionale della tassa automobilistica per renderlo maggiormente aderente alla realtà del circolante sul territorio regionale.

Con tale intervento legislativo l’Amministrazione regionale intende bonificare il proprio archivio incrociando i dati presenti sulla banca dati di PRA e Motorizzazione al fine della radiazione dal PRA delle posizioni incongruenti.

La procedura, nel semplificare le attività amministrative volte alla radiazione d’ufficio, non comporta oneri per la stessa Amministrazione e garantisce al contempo trasparenza e tutela delle situazioni dei soggetti coinvolti.

Da ultimo, ma non per importanza, mi preme ringraziare i colleghi dell’Assemblea con cui anche su questo tema c’è stato un confronto leale ed aperto, pur nel rispetto delle legittime diverse posizioni politiche, l’Assessore Calvano, la Vicepresidente Schlein, ed i loro collaboratori – in primis Arianna Bianchi e Gaspare Righi-  il dott. Ricciardelli, il dott Santangelo ed Elena Bastianin, per la disponibilità ed il fondamentale supporto tecnico al mio ruolo di relatore,  il Presidente della Commissione Assembleare Bilancio, Massimiliano Pompignoli ed i collaboratori della segreteria della Commissione, nonché il servizio di supporto giuridico del gruppo del partito democratico per il lavoro svolto insieme, lavoro che spero possa contribuire a rendere sempre più la Regione Emilia-Romagna protagonista in Europa.

 

Comunicato stampa

Legge europea 2021. Analisi dell’impatto di genere per i provvedimenti regionali, efficienza energetica e supporto alla mobilità sostenibile, snellimento dell’ordinamento regionale su modello del Refit europeo: queste alcune novità del testo approvato in Assemblea legislativa. Schlein-Calvano: “I fondi europei sono una grande opportunità, sta a noi trasformarli in concreti benefici per i territori”

Nei 38 articoli del provvedimento anche i temi della gestione dei Siti Natura2000 e della tutela sanitaria dai rischi da radiazioni ionizzanti

Bologna – Una valutazione d’impatto preventiva di tutti i provvedimenti regionali per valutarne gli effetti sulle donne.  E un generale snellimento legislativo su modello del Refit europeo.

Sono alcune delle novità introdotte dalla Legge europea 2021 e dal suo collegato approvati ieri dall’Assemblea legislativa. Trentotto articoli che affrontano anche i temi dell’efficienza energetica, della gestione dei Siti Natura2000, della tutela sanitaria dai rischi da radiazioni ionizzanti e della mobilità sostenibile.

“Questa Regione è pronta ad adattare l’ordinamento regionale alle novità introdotte dalla legislazione comunitaria- hanno detto la vicepresidente della Regione con delega ai Rapporti con la Ue Elly Schlein e l’assessore al Bilancio Paolo Calvano –. Quest’anno la Legge europea arriva in un momento cruciale. Da un lato la crisi sanitaria, sociale ed economica indotta dalla pandemia, dall’altro le straordinarie opportunità offerte dal Next Generation Ue e dal Quadro Finanziario Pluriennale. Un’occasione di portata storica per orientare le politiche regionali verso alcuni obiettivi di fondo tra cui una piena transizione ecologica e digitale e il contrasto alle diseguaglianze”.

“Con il Patto per il lavoro e il Clima- hanno concluso – abbiamo già condiviso con i territori e la società regionale una serie di obiettivi strategici. Oggi continuiamo in questa direzione con un’attenzione particolare al tema della parità di genere”.

 

Valutazione dell’impatto di genere

La Regione rafforza dunque il proprio impegno per una reale parità di genere, introducendo la valutazione dell’impatto di genere ex ante delle proprie leggi, un emendamento alla legge Europea, proposto come prima firmataria dalla consigliera regionale Roberta Mori. Un check up preventivo che riguarderà prioritariamente i provvedimenti in materia di lavoro, salute, welfare, educazione, cultura, sport, formazione, cooperazione internazionale allo sviluppo, agenda digitale.

“La pandemia ha aggravato ulteriormente la condizione femminile, sia sul piano lavorativo che in  ambito sociale e dei carichi di cura che gravano sproporzionatamente sulle loro spalle – sottolineano la vicepresidente Elly Schlein e l’assessora alle Pari opportunità Barbara Lori– .In Emilia-Romagna non partiamo da zero, ma serve alzare ulteriormente l’asticella. Questo provvedimento ci permette di fare un importante salto di qualità, indirizzando la nostra legislazione verso obiettivi ben definiti, concreti e misurabili, adottando una prospettiva trasversale di genere. Una società più giusta per le donne, sarà una società più giusta e ricca di opportunità per tutti”.

La norma approvata sarà declinata entro 180 giorni dal regolamento attuativo. L’analisi dovrà valutare l’adeguatezza dei provvedimenti adottati e delle risorse di bilancio assegnate. Ma anche la tipologia degli indicatori utilizzati, i risultati attesi, l’idoneità delle procedure di verifica e controllo e per la raccolta dati.  Ad occuparsene sarà uno specifico Nucleo operativo, mentre entro il 30 giugno di ogni anno verrà pubblicato un Rapporto corredato di dati statistici e analisi quali-quantitative.

 

Un sistema normativo più snello e più efficace

Semplificazione e trasparenza: la Regione si “disfa” di leggi superate e ne rende più semplici altre, allineandosi agli obiettivi di snellimento della burocrazia richiesti dall’Unione europea. Tra le disposizioni collegate alla Legge europea 2021 anche il Refit, una norma finalizzata a rendere più snello il sistema normativo per migliorare la qualità della legislazione stessa.

“Con l’approvazione del Refit abbiamo avviato un ulteriore restyling della legislazione regionale, eliminando leggi ormai superate e semplificandone altre- hanno commentato Schlein e Calvano-. In particolare, abbiamo favorito le procedure per gli investimenti pubblici in montagna, introdotto ulteriori agevolazioni sul bollo per una maggiore, e più ampia, platea di portatori di disabilità. Inoltre, con l’introduzione della cancellazione d’ufficio dei veicoli aggiorniamo la banca dati delle tasse automobilistiche, al fine di garantire una semplificazione amministrativa trasparente e di tutela dei soggetti coinvolti, consentendo al tempo stesso il corretto recupero dei tributi regionali. Infine, abbiamo reso compatibili con le richieste dei ministeri alcune norme di carattere urbanistico, per evitare conflitti di competenza tra noi e lo Stato. In Emilia-Romagna adeguamento e semplificazione sono parole d’ordine in linea con l’Europa”./RED